Da qualche settimana rifletto sul blog, su questo blog, su quello che rappresenta e su quali fossero le aspettative che avevo quando l’ho aperto.
Come forse qualcuno ha letto, è nato sull’onda di una serie di problemi tecnici incontrati su MSN, il primo blog che ho aperto, quasi un anno fa, e che non ho mai abbandonato.
L’idea iniziale era di “migrare” gradualmente i miei vecchi contatti su Splinder e poi chiudere MSN e la speranza era quella di trovare nuovi contatti altrettanto interessanti in questa nuova casa.
Ma le cose non sempre vanno come vorremmo…
I contatti di MSN sono un po’ pigri, probabilmente perché non mi sono mai decisa a “chiudere” veramente il vecchio blog… su Splinder ho trovato persone interessanti, blog che leggo con curiosità, eppure non si è mai stabilito un vero e proprio rapporto… qualche commento ogni tanto, ma nulla più…
Ed ora che il mio tempo “libero”, per una serie di motivi, si è ridotto drasticamente sono costretta a fare una scelta, mantenere entrambi i blog non è più possibile.
Ed è inevitabile che, proprio per la diversità dei rapporti creati, ad essere sacrificato sia proprio questo blog, che non chiuderà ma che si fermerà da ora in avanti, anche se mi spiace anche perchè questa casa era, almeno dal punto di vista dell'aspetto, molto più simile a me.
Grazie a tutti quelli che sono passati di qui, che mi hanno tenuto compagnia in questi mesi, o che sono spesso stati una muta ma costante presenza…
Chi vorrà rimanere in contatto con me potrà sempre farlo su MSN, e portate pazienza se è un po’ più macchinoso e occorre essere iscritti per poter lasciare commenti.
Pensieri, parole ma soprattutto… foto di Paola

Questa sera mentre rientravo nel traffico, non so neppure per quale motivo, mi sono venuti in mente i sette peccati capitali, introdotti da Tommaso d’Aquino nel XIII secolo.
Superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia, accidia… ma sono ancora peccati così gravi? Ed in che misura ne siamo tutti più o meno colpiti?
Vediamo un po’… Superbia (eccessiva stima di sé accompagnata da ambizione smodata e da disprezzo verso gli altri) pensandoci bene un pizzico di presunzione non posso negare di possederla anche se non credo mi capiti di trattare qualcuno dall’alto in basso e meno che mai con disprezzo. Avarizia (esagerato attaccamento al denaro che si manifesta come ritegno eccessivo nello spendere) no, questa proprio no! Semmai dovrei cercare di essere un po’ più oculata e moderata nelle mie spese. Lussuria (desiderio sfrenato di piaceri sessuali) ehm, qui è meglio sorvolare prima che arrossisca davanti al pc. Ira (stato emotivo di intensa irritazione, caratterizzato da impulsi e reazioni di collera) ok, confesso che sono facile all’arrabbiatura ma così come rapidamente mi scaldo, altrettanto velocemente mi passa e se sbaglio cerco anche di chiedere scusa. Gola (smodato desiderio di alimenti) dunque, considerando che ho appena mangiato nutella e grissini direi che qui non ho proprio nessuna giustificazione da produrre. Accidia (indolenza, pigrizia nel fare del bene) qui il discorso potrebbe essere complesso, sicuramente ci sono persone che si dedicano molto più di me ad “fare del bene” basta pensare ai missionari, o semplicemente ai volontari della Croce Rossa… però per qualche amico in difficoltà direi di esserci sempre stata.
Ed infine l’invidia (sentimento di cruccio astioso per la felicità, la fortuna, il benessere altrui) volutamente tenuta per ultima perché non sono invidiosa della felicità degli altri, né tanto meno per le loro ricchezze. Non amo il lusso sfrenato e guardando qualche tempo fa una trasmissione televisiva mi sono stupita di scoprire sandali gioiello da novantamila euro, così come di sapere che ci sono persone che per spostarsi per lo shopping da Roma a Milano usano il taxi-elicottero alla modica cifra di cinquemila euro (andata e ritorno però!). Non sono attratta dei gioielli, dalle auto di lusso piuttosto invidio chi può avere qualcosa che, a dire il vero, apparterrebbe già ad ognuno di noi: il suo tempo.
Quante volte la mattina vorrei non dover avere il vincolo di entrare in ufficio alla medesima ora e magari potermi concedere una passeggiata al mare, o di dover rimanere per forza alla scrivania almeno otto ore. Non è una idiosincrasia al lavoro la mia ma ai ritmi ed ai tempi forzati, a tutto quello che rende le nostre giornate già predeterminate ancora prima che abbiano inizio… Ebbene si, lo confesso di chi può fare della sua vita e del suo tempo ciò che vuole sono invidiosa!

Le catene in questo periodo vanno molto di moda ed un carissimo amico, non contento di quelle in cui si viene abitualmente coinvolti, se ne è inventata una nuova di zecca. Cito dalla sua presentazione:
“Inventiamo il gioco del "SE FOSSI IL ... INVENTEREI UN...". Bisogna indossare i panni di un novello Harry Potter, con tanto di bacchetta magica, ed inventare 2 oggetti/cose/servizi... innovativi e/o creativi”.
Detta così sembra facile, ma devo ammettere che in questi giorni ogni tanto mi tornava in mente la “singolar tenzone” ma non mi veniva in mente nulla di particolare da poter inventare, senza scomodare qualcosa che distruggesse le armi oppure azzerasse la fame nel mondo.
Poi sabato l’illuminazione per due “invenzioni” che hanno molto in comune:
SE FOSSI IL Ministro dei Beni Culturali INVENTEREI UN CONSERVOMETRO
Motivazione: passeggiando per Bologna, ma credo che ogni città sia assolutamente uguale, ci si trova sempre davanti a facciate di palazzi (magari storici), ponti, fontane, colonne, o qualsiasi altro oggetto di arredo urbano imbrattato da graffiti (nella migliore delle ipotesi) o da stupide e brutte scritte (nella peggiore). E sembra che la diffusione sia maggiore per le aree che sono state appena riverniciate e quindi ripulite.
Funzionamento: si tratta di un sostanza che deve essere applicata sulla parte che si vuole preservare. Assolutamente incolore ed inodore non può essere rilevata dal molesto pittore che potrà sbizzarrire liberamente la sua fantasia creando la sua “composizione”. Ma la sostanza entro ventiquattro ore provocherà lo “scioglimento” di qualsiasi cosa che possa essere stata dipinta o scritta.
SE FOSSI IL Ministro della salute INVENTEREI UN IGIENOMETRO
Motivazione: credo che sia capitato a tutti di entrare in un bagno pubblico, sia quelli posti in vari punti della città, sia quelli ospitati in strutture pubbliche (dall’ospedale al bar o ristorante) e scandalizzarsi per l’assoluta mancanza di igiene trovata. Quante volte anche voi vi sarete chiesti “ma il bagno di casa loro è ridotto in queste condizioni?”
Funzionamento: nella toilette vengono inseriti (ben celati) alcuni “rilevatori di igiene” che vengono collegati all’apertura della porta del bagno. Sino a quando l’ospite non rispetta le più elementari norme di igiene… la porta non si apre!
Mi rendo conto di aver adottato, in entrambi i casi, metodi piuttosto coercitivi ma sabato girando per l’ospedale con mio padre mi è parso evidente che il rispetto per gli altri e le proprietà comuni è completamente sparito.
Visto che le catene non sempre sono gradite non passerò il testimone ai fatidici 5 “nominati”… ma se l’esercizio di fantasia vi è piaciuto, perché non provate anche voi?
INFORMAZIONE TECNICA
Come promesso a qualcuno scrivo alcuni dettagli sul programma per salvare il proprio blog. Innanzitutto si tratta di WinHTTrack. E’ gratuito, di facile utilizzo anche perchè disponibile anche in italiano e di fatto crea tanti file (a seconda della lunghezza del vostro blog) dove fa una copia esatta di tutto quello che vi è contenuto. In sostanza trasferisce sul vostro pc, mantenendo inalterata la grafica sia i vostri post (completi di immagini se lo desiderate) ma soprattutto i vari commenti.
Successivamente al primo salvataggio, potrete mantenere aggiornato il backup perchè è prevista anche questa apposita funzione.
Il salvataggio dei dati però non deve trarvi in inganno... se SPLINDER dovesse cancellarvi il blog non potreste rimetterlo online ma almeno potrete conservare tutto, come se fosse una scatola di ricordi.
Magari qualche “tecnico” che legge potrà dirci che ci sono anche altri programmi disponibili e magari migliori, ma per ora questo ci da la possibilità di archiviare tutto quello che abbiamo messo nelle nostre rispettive casette.
Si sente spesso dire che il “mestiere” dei genitori è uno dei più difficili. Non sono mamma e quindi non posso esprimere un giudizio ma mi sto rendendo conto sempre più che anche essere figli non è poi così semplice.
Da bambini abbiamo bisogno di essere rassicurati e se non lo siamo abbastanza ci facciamo prendere dallo sconforto o ancor peggio da un senso di inadeguatezza che spesso ci accompagna sino alla vecchiaia.
Da adolescenti siamo contro. Non sappiamo neppure noi quale siano le cose a cui ci opponiamo, ma abbiamo bisogno di rivendicare il nostro spazio nel mondo degli adulti, anche se ancora adulti non siamo.
Un po’ di tranquillità si può avere quando ci troviamo tutti nello stesso stato di adulti ma i problemi ricominciano presto… quando babbo e mamma diventano anziani.
E non solo perché non è facile conciliare la nostra vita frenetica con il loro crescente bisogno di attenzioni, ma perché è difficile nel nostro intimo accettare il cambiamento.
Ma come, solo ieri, mio padre mi guardava dall’alto in basso e bastava un’occhiata “di traverso” per rimettermi in riga ed ora sono io che lo guardo farsi ogni giorno più piccolo, fragile e soprattutto impaurito. E devo anche ammettere che siamo fortunati perché entrambi hanno superato l’ottantina e sono, tutto sommato, ancora in buona salute.
Pensando a queste cose mi è venuta in mente un’altalena… avete presente quelle in equilibrio su un punto centrale e con le persone sedute una di fronte all’altra?
Quando siamo piccini sono i nostri genitori che cercano di farci rimanere il più in alto possibile, quasi a preservarci dalla violenza del mondo…
Quando siamo adolescenti cominciamo a sgambettare e dimenarci per poter scendere…
Da adulti c’è un certo equilibrio, si riesce a godere del gioco (della vita) più o meno allo spesso modo…
E quando loro sono anziani tocca a noi cercare di tenere alta l’altalena… ma che fatica, anche solo strappar loro un sorriso, sembra che il peso della vita trascorsa ma soprattutto la paura per un incerto futuro li tenga ancorati a terra.
Chi non ricorda la famosa canzone dello splendido film d’animazione di Cenerentola?
Ma le favole esistono davvero? E Cenerentola, ai giorni nostri, come sarebbe?
Sono queste le domande che mi sono fatta qualche giorno fa quando S. la nostra segretaria di direzione, mi ha comunicato una splendida notizia.
Ma che c’entra S. con Cenerentola?
S. lavora con noi da qualche anno, rispettando la consuetudine che alle segretarie è richiesta la bella presenza, è decisamente una gran bella ragazza. Alta, lunghi capelli biondi, occhi chiari, un fisico da modella (e se lo dice una donna potete crederci), ed alla bellezza unisce un carattere molto affabile, una certa classe ed una laurea in giurisprudenza.
Più o meno due anni fa, proprio negli uffici dell’azienda conosce D. uno dei rampolli della “Bologna bene” più ambiti, nonché nostro cliente. E’ amore a prima vista!
Dopo poche settimane S. si trasferisce a casa sua. I genitori di lei sono non poco stupiti, gli amici ed i genitori di lui pensano che sia una delle tante cotte di D. che sembra essere davvero un tipo molto volubile.
I mesi passano tra viaggi meravigliosi, regali costosi, l’acquisto di un appartamento più grande (ndr. oltre cinquecento metri in una delle zone più costose della città) ma anche qualche bella litigata, spesso causata dal fatto che S. viene considerata dagli amici ma soprattutto dalle amiche di D. proprio come Cenerentola.
Come sorellastre invidiose non vedono l’ora che D. rinsavisca, lasci questa “campagnola” e scelga finalmente la sua compagna tra le “ragazze che contano”.
Ed invece a Natale D. con una splendida fede di diamanti (ma allora non succede solo nella pubblicità!!!) chiede a S. di diventare sua moglie.
Non saranno certo la fata ed i topolini ad occuparsi dell’abito di nozze ma sono certa che S. sarà splendida e, probabilmente, farà morire di invidia qualcuno.
Però mi chiedo, se S. fosse stata semplicemente una ragazza carina, la sua favola si sarebbe ugualmente avverata? In fondo anche nelle favole le principesse sono sempre bellissime...
I gatti di casa,
attratti da qualcosa d’insolito,
guardano nella stessa direzione.

I film interessanti in questo periodo sono molti e la scelta del prossimo film da vedere era difficile ma, forse per averne tanto sentito parlare (regista e protagonista sono diventati un po’ come il prezzemolo, sbucando ovunque) o forse perché i film di Muccino mi sono sempre piaciuti, ho optato per “La ricerca della felicità”.
La trama del film, tratta da una storia vera, è forse ormai nota a tutti. Chris è il rappresentante di costose apparecchiature mediche ma, forse proprio per l’elevato costo delle macchine, gli affari vanno piuttosto male. Quasi quanto la sua vita privata, la moglie ormai impotente e frustrata dalle promesse mai mantenute del marito decide di abbandonarlo, lasciandogli però il figlioletto Christopher. In un crescendo quasi ossessivo Chris finisce per perdere anche la casa, aggrappandosi unicamente alla sogno di un futuro migliore rappresentato da un corso per broker presso una prestigiosa società di consulenza di borsa.

Il film è sicuramente ben diretto, coinvolgente, di grande impatto emotivo. E’ quasi impossibile non sentirsi partecipi delle disgrazie che sembrano concentrarsi sul povero Chris, si finisce per fare il tifo per lui, per sperare che davvero il suo sogno si realizzi.
Buoni anche i protagonisti, di fatto solo due Will Smith ed il figlio (anche nella realtà) Jaden Smith. Il bambino è assolutamente naturale ma si cala benissimo in una parte che sicuramente non appartiene alla sua vita quotidiana.

Eppure, nonostante tutto questo, il film mi ha lasciato non poche perplessità. Il messaggio che viene dal titolo, dal film e anche dalle interviste di Gabriele Muccino e di Will Smith (che fortemente ha voluto questo film) è che bisogna rincorrere i propri sogni, non lasciarsi abbattere e, appunto, cercare la propria felicità.
Ma il sogno di una vita può essere quello di essere un broker? Di trovare la ricchezza? Ed in nome di questo sogno si può lasciare che un matrimonio vada in rovina? Che un figlio di cinque anni sia costretto a vivere negli ospizi per senzatetto? Che sia sempre lui a dover rassicurare il padre? Emblematica la frase che il bambino pronuncia mentre il padre gli rincalza le coperte nell'ospizio: "Sei un bravo papà"...

Francamente non lo penso!
In linea teorica penso che sia giusto avere dei sogni e cercare di realizzarli. Ma senza dimenticare MAI chi è coinvolto nella nostra vita e con questi sogni, o più spesso mancati sogni, deve fare i conti quanto noi.
Sarà forse perché la mia vita è stata in qualche modo “cambiata” da una vicenda non troppo diversa, anche se per fortuna con toni molto meno drammatici, ma non riesco a non pensare che si debba sempre essere ben coscienti non solo dei propri sogni ma anche dei propri limiti, per evitare che un sogno si trasformi in un’utopia… capace di rovinarci la vita anziché portarci alla felicità.
Ironia della sorte, il mio ex marito a cui mi riferivo parlando di vita “cambiata”, che temo ancora adesso stia inseguendo un sogno irrealizzabile, incapace forse di adattarsi alla normale vita quotidiana; a cui spesso ho pensato durante la proiezione del film… era anch’egli al cinema quella stessa sera. L’ho intravisto mentre uscivo dalla sala, avrei voluto chiedergli che cosa ne pensava ma è stato solo il pensiero di un attimo, prima che sparisse nella nebbia.

Il rumore del silenzio
è tutto ciò
che ti è dato sapere.

“Per Nero, il gatto di un vetturino che spadroneggia nel quartiere in cui si svolge questo romanzo, i frutti dell'epoca moderna non sono per niente malvagi: ha un pelo lucido e un'aria spavalda impensabili fino a qualche tempo fa per un felino di così umile condizione. Per il protagonista di queste pagine, invece, un gatto dal pelo giallo e grigio, che i suoi simili sbeffeggiano chiamandolo Senza nome, le cose non stanno così: dinanzi ai suoi occhi si dispiega tutta l'oscura follia che aleggia in Giappone all'alba del XX secolo”
Qualche giorno fa ho fatto un giretto in libreria, è uno dei piccoli piaceri della vita passeggiare per gli scaffali, curiosare tra i libri, prenderli e leggerne qualche pagina a caso, lasciarsi attrarre da una immagine o da un titolo.
Ogni tanto mi pare che, per qualche strana magia, i libri cerchino di attrarti a se, di farsi scegliere. Di questo ho notato nell’ordine l’immagine di copertina (direi che tutti i libri che raffigurano un micio sono almeno passati dalle mie mani), poi il titolo “Io sono un gatto” ed infine la descrizione (di cui ho riportato uno stralcio)… Di per se l’idea di un mondo visto attraverso gli occhi di un paio di mici mi attrae molto, così come il paese in cui è ambientato ha per me un certo fascino, ma quando ho letto i nomi dei due mici (sono gli stessi di una cara amica di blog) ho potuto solo sorridere e cedere alla tentazione dell’acquisto…

Ma in questi ultimi tempi, oltre al piacere della “passeggiata in libreria”, ho scoperto che anche curiosare in qualche libreria virtuale ha i suoi lati positivi. Sicuramente si possono trovare molti più titoli rispetto a quelli esposti sugli scaffali (e quello che non è al momento disponibile viene reperito in pochi giorni), spesso si possono leggere interessanti commenti di chi il libro lo ha già letto… certo manca il fascino del contatto, del profumo della carta... ma almeno in parte viene sostituito dalla piacevole attesa che il pacco arrivi a destinazione e soprattutto dal piacere di aprire la scatola, estrarre i nuovi libri e poterli finalmente curiosare.
Questa mattina, quando il mio collega con aria un po’ stupita mi ha detto “C’è un pacco per te” ho pensato “Wow è in anticipo, pensavo arrivasse domani… bene, la settimana comincia con qualcosa di positivo”.
Non ho resistito e l’ho subito aperto, il primo libro che si presentava è una raccolta di Haiku di Jack Kerouac (che tra poco comincerò a scegliere per il blog!), edizione economica degli Oscar Mondatori che solitamente non acquisto, preferisco i libri nella loro veste originale, ma per una volta ho dovuto fare di necessità virtù… era l’unica disponibile!
Ben diversi gli altri due, entrambi di composizione floreale, impossibili da trovare in libreria (appunto!)… in comune hanno la carta patinata, le splendide foto, le indicazioni in inglese (ahimé, cercherò di cavarmela) entrambi sono ancora racchiusi nel loro cellophane, ma sono diversissimi tra loro. Minimalista il primo, pochi fiori o foglie ma sistemati con gusto orientale, molto vicino all’Ikebana (ancora Giappone, che sia forse un segno?), più impegnativo ed “importante” il secondo, centrotavola, ghirlande, festoni colorati o con colori pastello, un vero splendore…

Ho dato solo una “sbirciata” veloce, sono pur sempre in ufficio, ma non vedo l’ora che finisca la giornata per potermeli guardare con tutta calma!